La nostra storia

Una breve descrizione della nostra storia

Data di pubblicazione:
11 Aprile 2014
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L'insediamento è molto antico. Nella Valle di San Tomè sono stati rinvenuti, infatti, reperti del neolitico, dell'età del bronzo, del ferro, dei periodi romano e longobardo.
In epoca medioevale la storia del comune è legata a quella dei conti di Polcenigo, che detenevano il potere giuridico e fornivano protezione in cambio di tributi. Dal 1285 l'organizzazione ecclesiastica dipende dalla Pieve di Santa Maria Maggiore di Dardago.

Durante la dominazione veneziana (1400-1797) i signori di Polcenigo mantengono i loro poteri. In questo periodo, in cui l'economia locale è essenzialmente rurale, Venezia attira una cospicua manodopera per svolgere svariate mansioni: la lavorazione della pietra e l'edilizia furono settori in cui i budoiesi eccelsero.
Nel Seicento attecchì in Friuli l'allevamento del baco da seta: proprio a Dardago fu sperimentato per la prima volta in regione il 'mulino alla bolognese', una potente e innovativa macchina per la lavorazione della seta. Nel 1670 le autorità veneziane permettono la canalizzazione, imbrigliamento e utilizzazione delle acque, con la realizzazione di imponenti opere idrauliche.
La caduta della Repubblica di Venezia e il cambio delle dominazioni influirono sull'economia locale a causa delle requisizione effettuate per garantire il sostentamento degli eserciti che transitavano sul territorio, delle epidemie e della leva forzata della popolazione maschile.

Con la dominazione francese vennero abolite le strutture feudali con la formazione dei Comuni: il comune di Budoia risultò ritagliato sui confini dell'antica Pieve di Santa Maria Maggiore, anche se ognuna delle tre comunità si dotò nel corso degli anni di chiesa e sacerdote propri, sobbarcandosi gli oneri finanziari della costruzione, nonostante l'agricoltura consentisse a malapena la sussistenza. Con l'incremento demografico l'emigrazione risultava un'alternativa alla miseria, come fu evidente soprattutto con l'entrata nel Regno d'Italia.
Il fenomeno, interrotto dalla prima guerra mondiale, riprese nel dopoguerra, tantè' che la tratta ferroviaria Sacile-Pinzano, inaugurata nel 1930, fu denominata 'la ferrovia degli emigranti'. In questo periodo vengono potenziate le latterie e il sistema delle malghe per l'alpeggio.
Lutti e rovine vennero anche dal secondo conflitto mondiale. La posizione geografica di Budoia favorì l'affluire delle forze partigiane nelle sue montagne, che trovarono base operativa tra Consiglio e Cavallo. Le azioni dei partigiani, non sempre comprese dalla popolazione che lottava quotidianamente per la sopravvivenza, furono osteggiate dai nazifascisti anche con rappresaglie sui residenti.

Con la fine della guerra, la via dell'emigrazione continua ad essere una delle uniche strade percorribili per una crescita economica, e gran parte della popolazione confluisce verso città italiane come Milano, Torino e Venezia ed estere, dove in molti si distinsero soprattutto nel settore dell'accoglienza e della ristorazione, diventando apprezzati e importanti chef e maitre. Per Budoia cominciò un lento processo di spopolamento, in controtendenza solo negli ultimi anni.

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 08 Gennaio 2020